Metropoli scomparse, di cui la terra tace: 5 città dell’antichità che non sono ancora state ritrovate

Gli archeologi imprecano sottovoce, guardando i luoghi vuoti sulla mappa dell’Iraq e della Siria. Conosciamo i nomi dei re, le composizioni fiscali e persino i menu per i leoni, ma non abbiamo idea di dove esattamente si trovassero le mura dei loro palazzi. È una frustrazione trascurata della storia, che fa sì che le civiltà più potenti del mondo le trattiamo ancora un po’ come favole, e non come una dura realtà.

Grazie alla sopravvivenza delle tavolette cuneiformi e delle iscrizioni, sappiamo che queste città sono esistite per secoli, dettando le condizioni economiche e spirituali a tutto il mondo. Alcune, come Tanis in Egitto o Hampi in India, sono riuscite a emergere dall’oblio. Il problema è che l’elenco di quelle ancora scomparse è molto più intrigante.

Un impero di sabbia: Perché la capitale della prima potenza mondiale è semplicemente svanita?

Era il primo vero potere della storia. Akkad, noto anche come Agade, era il cuore dell’Impero Accadico tra il 2350 e il 2150 a.C. Sargon il Grande ne fece un centro che controllava il commercio dalla Baia Persica fino all’attuale Turchia.

Le iscrizioni menzionano un monumentale tempio Eulmash, dedicato a Ishtar – la dea della guerra e della bellezza. La città era vivace, e la sua posizione strategica la rendeva quasi indistruttibile agli occhi dell’epoca. E proprio qui sta il problema.

Nonostante decenni di ricerche nell’attuale Iraq, non c’è traccia di Akkad. Sappiamo che la città è stata abbandonata o distrutta con la caduta dell’impero, ma la terra custodisce questo segreto in modo eccezionalmente efficace. È una grande perdita, perché senza il ritrovamento di Akkad, la nostra conoscenza delle origini dell’imperialismo rimane piena di buchi come un formaggio svizzero.

La città dei leoni e della birra: Il mistero di Irisagrig, scoperto dai ladri, non dagli scienziati

Abbiamo appreso dell’esistenza di Irisagrig nel modo più assurdo: dal mercato nero. Dopo l’invasione americana dell’Iraq nel 2003, il mercato globale degli antichità è stato inondato da migliaia di tavolette cuneiformi. Tutte provenivano da un unico luogo.

Da questi testi emerge l’immagine di una metropoli di 4000 anni fa, che era un capolavoro logistico. Le iscrizioni descrivono:

  • enormi palazzi pulsanti di vita
  • file di leoni nutriti con la migliore carne di manzo
  • “pastori di leoni”, che come pagamento ricevevano razioni di pane e birra
  • un potente tempio del dio Enki

Inoltre, si sospetta che i saccheggiatori sapessero esattamente dove scavare e abbiano saccheggiato completamente la città prima che qualsiasi archeologo potesse descriverla. Oggi abbiamo prove dell’esistenza di una cultura fiorente, ma la loro casa rimane ancora una “città fantasma” sulla mappa dell’Iraq.

Waššukanni è un fantasma archeologico: La capitale nascosta sotto i piedi dei nemici

Waššukanni era la capitale dell’impero Mitanni, che tra il 1550 e il 1300 a.C. teneva in scacco la Mesopotamia settentrionale e la Siria. Gli Hurri, che vi abitavano, parlavano una lingua unica e suscitavano rispetto anche presso i faraoni.

La situazione si complicò quando il Mitanni si trovò intrappolato tra gli Ittiti e gli Assiri. La città passò di mano in mano, fino a scomparire dalla memoria delle nazioni. Oggi i ricercatori setacciano il nord-est della Siria, sperando che un’altra collina (tell) si riveli essere proprio quella capitale scomparsa. È un lavoro in condizioni estreme, dove la politica e il clima giocano contro la scienza.

Itjtawy, ovvero come gli egiziani persero una città costruita sulle fondamenta della conquista

Il faraone Amenemhat I non si è risparmiato. Intorno al 1980 a.C. ordinò la costruzione di una nuova capitale chiamata Itjtawy, che significa letteralmente “Conquistatore delle Due Terre”. Doveva essere una fortezza a protezione dell’Egitto contro le incursioni dall’Asia.

Per oltre 400 anni Itjtawy fu il centro amministrativo e culturale del Medio Regno egiziano. Boom. E all’improvviso la città scompare dai radar.

Oggi gli scienziati puntano alla regione di Al-Fajum, vicino alle piramidi di Lisht e Dahshur. È proprio lì che venivano sepolti i re di quest’epoca, quindi la loro capitale deve trovarsi da qualche parte sotto i campi coltivati o sotto uno strato di fango del Nilo. È quasi inconcepibile che un così grande centro possa oggi essere un semplice campo di cipolle.

Il mito dell’unificazione: Thinis, ovvero la prima capitale dell’Egitto, che nessuno ha visto da millenni

Thinis (o Tjenu) è il fondamento assoluto della civiltà egiziana. È da qui che proveniva il leggendario Narmer, il primo faraone che unificò l’Alto e il Basso Egitto intorno al 3100 a.C. Anche se in seguito il ruolo di capitale passò a Menfi, Thinis rimase un importante centro religioso e amministrativo.

Sappiamo di essa dai testi di Manetone e dal famoso “Libro dei Morti”. Dovrebbe trovarsi nei pressi di Abydos, un luogo di culto e necropoli reale. Ma nonostante gli archeologi abbiano scoperto migliaia di tombe dell’élite di 5000 anni fa, la città stessa rimane sfuggente. È il collegamento mancante, senza il quale non comprenderemo mai appieno come sia nato lo stato dei faraoni.

È quasi certo che calpestiamo queste rovine, mentre andiamo in vacanza o guardiamo i reportage dal Medio Oriente. La mancanza di queste scoperte è un grande buco nella nostra memoria collettiva.

Avete le vostre idee su cosa possa ancora nascondere la terra? Fatecelo sapere nei commenti!

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