Cambiamenti negli ecosistemi marini e tartarughe marine
Il bilancio degli ecosistemi marini è in cambiamento, e in alcune specie si vedono chiari segnali di allerta. Uno studio internazionale a lungo termine ha rilevato un preoccupante modello nelle tartarughe marine: iniziano a riprodursi a un’età più giovane, ma lo fanno meno frequentemente e depongono covate più piccole.
Un’apparizione anticipata sulle spiagge di nidificazione potrebbe sembrare un’adattamento naturale. Tuttavia, il monitoraggio individuale di questi animali per quasi due decenni mostra un costante calo del loro potenziale riproduttivo, che minaccia la stabilità della popolazione.
Le tartarughe marine iniziano a nidificare prima, ma depongono meno uova
Lo studio è stato condotto da scienziati della Queen Mary University of London in collaborazione con attivisti per la conservazione della natura dell’organizzazione Associação Projeto Biodiversidade. Per 17 anni hanno monitorato le tartarughe nelle Isole di Capo Verde, uno dei luoghi di nidificazione più importanti nell’Atlantico orientale.
Questa specie è classificata come vulnerabile nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), quindi ogni cambiamento nella sua biologia ha un grande significato per le azioni di conservazione.
Le osservazioni delle femmine mostrano che arrivano sulle spiagge prima, ma con minori riserve energetiche. Le tartarughe marine sono definite come “riproduttrici a capitale”, il che significa che utilizzano l’energia accumulata in lontane aree di alimentazione in mare aperto per la riproduzione. Quando queste riserve sono troppo basse, il numero di uova e il numero di nidi deposti diminuiscono chiaramente.
Meno cibo, minore fertilità delle tartarughe marine
Gli scienziati hanno utilizzato misurazioni satellitari della concentrazione di clorofilla (indicatore della produzione primaria) per valutare le condizioni delle aree di alimentazione al largo della costa dell’Africa occidentale. I risultati hanno mostrato un significativo calo della produttività degli oceani, e quindi anche della disponibilità di cibo per le tartarughe.
Sono stati osservati diversi effetti evidenti:
- Il periodo tra le stagioni di nidificazione per una singola femmina si è allungato da circa due a circa quattro anni
- In una stagione, le femmine depongono meno nidi
- Ogni covata contiene meno uova rispetto alle misurazioni precedenti
- Sebbene le femmine inizino a deporre uova a un’età più giovane, il loro “guadagno riproduttivo” totale durante la vita è minore, il che dimostra che una maggiore attività sulla spiaggia non deve necessariamente significare una popolazione sana e stabile
Proteggere solo le spiagge non è sufficiente
La coautrice dello studio, Kirsten Fairweather, coordinatrice scientifica presso l’Associação Projeto Biodiversidade, sottolinea che, guardando esclusivamente dalla prospettiva della spiaggia, la situazione può sembrare un successo: più nidi e accoppiamenti anticipati. Tuttavia, il monitoraggio a lungo termine rivela che le femmine “mettono più impegno per ottenere risultati significativamente peggiori”.
La protezione delle spiagge di nidificazione rimane fondamentale, ma non è sufficiente se non si proteggono anche le aree di alimentazione in mare aperto. Le risorse energetiche limitate riducono la capacità riproduttiva, anche in colonie che apparentemente stanno bene.
Le conclusioni dello studio sono chiare: senza azioni di conservazione più complete, che comprendano sia gli habitat marini che la gestione delle risorse, il calo del numero di uova deposte potrebbe tradursi in un graduale e duraturo calo della popolazione. La minaccia non è sempre visibile dal livello della spiaggia, ma i dati raccolti in 17 anni indicano una tendenza molto preoccupante per la sopravvivenza di queste tartarughe.
